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Sissi

(Italia-Austria-Germania, 2010)

Regia: Xaver Schwarzenberger

Nata da una collaborazione della Rai con OFT (Televisione Austriaca) e ZDF (Televisione Tedesca), la miniserie in due puntate “Sissi” è stata messa in onda su Rai Uno domenica 28 febbraio e lunedì 1 marzo 2010. Preceduta da un’imponente campagna pubblicitaria che insisteva sull’esattezza storica della sceneggiatura, sul gran dispendio di mezzi e sull’utilizzo di location appropriate, questa fiction è riuscita a disattendere ogni più cauta aspettativa. Infatti, le locations, ad esclusione di qualche foto da cartolina delle facciate di Schönbrunn e della Hofburg, non sono affatto quelle originali: Bad Ischl è il Castello di Eckartsau, Possehofen è Brunnsee e Laxenburg è Schönbrunn. L’esattezza storica delle vicende trattate è spesso messa in discussione da scelte a dir poco opinabili: l’amicizia tra il Duca Max, padre di Sissi, e il conte Andrassy è invenzione inutile e gratuita, così come l’amplesso che lega i due giovani sposi nel parco di Schönbrunn... a parte ogni considerazione di cerimoniale, a Vienna ad aprile fa ancora troppo freddo per poter andare in camporella (anche per l’imperatore).

La scena del ballo di carnevale che vede Andrassy al posto di Pacher è anch’essa invenzione inutile. Per non parlare del tanto sbandierato Cerimoniale di Corte che viene puntualmente disatteso da tutti, compresa la contessa Esterhazy che ne doveva invece essere il più fedele e incorruttibile alfiere: uscire dalla stanza voltando le spalle all’arciduchessa e all’imperatrice avrebbe mandato distesa per terra la povera contessa. Così come l’uscita irrispettosa a terga voltate dell’ambasciatore francese avrebbe fatto scoppiare una guerra tra i due paesi seduta stante. Sissi partorisce nella sala dove tiene gli attrezzi da ginnastica, qui trasformata nella sala da letto imperiale della giovane coppia! La scena che dovrebbe essere ambientata alla Scala è un cumulo di inesattezze che sarebbe perfino noioso elencare. Anche l’attentato di Francesco Giuseppe a Bad Ischl è cosa inventata: ci si chiede quale “sapore” possa aver dato alla vicenda un’invenzione simile. Nemmeno i personaggi sono all’altezza del ruolo. A Cristiana Capotondi, Sissi, manca completamente la statura (anche fisica) del personaggio e la sua espressione monocolore non ha nulla a che vedere con quella notoriamente inquieta di Elisabetta, così come David Rott non ha nulla di Francesco Giuseppe, compresa la bella facciotta rasata che l’imperatore, come qualsiasi giovanotto alla moda, smise di sfoggiare a sedici anni, appena gli spuntarono i baffi e poi i basettoni. L’unico personaggio a non uscirne con le ossa rotte è l’arciduchessa Sofia, qui trasformata in donna ostica ma non arcigna: anche se resta da chiedersi se tale intenzione fosse realmente prevista dagli sceneggiatori o se piuttosto non sia da imputarsi alla completa inespressività cerulea dell’attrice che la interpreta (Martina Gedeck). Il tutto crogiola a fuoco lento per due puntate che hanno come leitmotiv la noia più intensa: nessun approfondimento psicologico dei personaggi, nessun aneddoto, tutto piatto e incolore. Emergono qua e là goffi tentativi di scimmiottare i film di Marischka, come la scena che vede Sissi entusiasmarsi per la bellezza del paesaggio ungherese. Per non parlare della mai avvenuta fuga a Possenhofen...

 

Non migliora certo nella seconda parte, dove imprecisioni e incongruenze si susseguono a ritmo vorticoso. Si parte da un poco esperto ciambellano che sbaglia ad annunciare Napoleone III definendolo Imperatore di Francia e non dei Francesi (differenza non da poco), fino ad arrivare alla maldestra trasposizione del celebre ballo in domino (dove il domino non c’è) a Venezia con tanto di cambio di cavaliere: da notare che trattandosi di carnevale, col freddo che fa a Venezia a febbraio/marzo, Sissi con quel vestitino rosso si sarebbe presa quanto meno una pleurite. Senza senso anche la presenza di Carlotta al funerale di Massimiliano, per non parlare del fatto che alla morte della piccola Sofia Sissi non avrebbe potuto ritirarsi a Miramare poiché vi avrebbe trovato solo le fondamenta! E chissà poi perché lei viene chiamata Elisabetta (in italiano) mentre l’imperatore Franz Joseph (in tedesco)... mistero. Per non parlare dell’accento di Eugenia, un misto tra tedesco e francese... non male per una spagnola. Insomma un disastro. A farne le spese è proprio Sissi, che resta sospesa in una non definizione del personaggio: per evitare scomodità non si fa cenno alle diete, alla cura maniacale per i capelli, alla mania per la ginnastica e le lunghe camminate, alle fughe a Madera... resta sospesa senza prendere corpo per paura di offendere lo spettatore. Lascia la scena quando comincia a diventare interessante, dopo l’incoronazione a Budapest, proprio come la trilogia. E dire che doveva essere tutt’altra cosa... Amen.

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